Un geologo altruista

Si conoscono molto bene le modalità con cui avvenne l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. perchè sono state oggetto di una corrispondenza fra Plinio il Giovane e Tacito e tale corrispondenza è fortunatamente giunta intatta sino a noi. Nella prima lettera Plinio il Giovane racconta le vicende che portarono alla morte di suo zio Plinio il Vecchio (il più grande naturalista della romanità), perchè ciò gli era stato richiesto espressamente dallo storico Tacito. Nella seconda lettera, anch'essa sollecitata da Tacito, Plinio il Giovane descrive il susseguirsi degli episodi esplosivi dell'eruzione, di cui era stato testimone oculare, assieme alla madre, ed in ciò si dimostra un diligentissimo cronista, che regge anche al vaglio della critica basata sulle conoscenze scientifiche attuali. La stessa cosa non può dirsi a proposito del racconto della morte dello zio, anche perchè non era presente sul luogo, ma riferiva quanto gli era stato riportato da testimoni. La vicenda della morte di Plinio il Vecchio è ricordata perchè egli affrontò l'avvenimento fatale per soddisfare la sua sete di sapere (voleva poter osservare da vicino quel fenomeno geologico eccezionale) e per tentare di salvare le popolazioni colpite dal disastro. Per quest'ultimo motivo lo si può considerare con ragione come il precursore della protezione civile. Il nipote riporta infatti come lo zio, una volta avvisato dell'apparire del pino esplosivo (vulcanico), avesse subito interrotto la "pennichella" pomeridiana e si fosse recato sul promontorio di Capo Misero per osservare meglio quanto stava avvenendo nel Golfo di Napoli. Senza indugio lo scienziato decise di recarsi nella zona solo per compiere osservazioni scientifiche da vicino. Per questo fece armare una liburna (nave dei Liburni o Dalmati di forma sottile e di struttura forte, molto veloce nonostante possedesse un solo ordine di remi) ma poi, per soddisfare la richiesta d'aiuto che gli era giunta dalla popolazione di Stabia, ordinò, nella sua qualità di comandante della squadra imperiale di Miseno, di far uscire in mare le quadriremi per andare a soccorrere la popolazione colpita dalla catastrofe. Vale la pena osservare come non sia molto convincente il racconto della morte di Plinio il Vecchio nella versione fornita dal nipote, che viene tutt'ora condivisa nell'ambiente dei letterati classici, ossia che il famoso zio sia morto soffocato dalle esalazioni della nube eruttata dal Vesuvio. Ad un attento esame questa ipotesi non regge perchè è sì probabile che la nube eruttiva e le ceneri che caddero attorno a Plinio il Vecchio ed ai suoi compagni contenessero "gas velenosi" che procurarono al vecchio scienziato irritazioni alla gola (di cui soffriva abitualmente), ma resta il fatto che gli altri membri non subirono danni. E' più convincente l'ipotesi secondo la quale Plinio il Vecchio sia morto per un attacco cardiaco perchè risulta difficile spiegare come mai non sia fuggito assieme agli altri, come mai sia stato abbandonato visto che lo reggevano due schiavi ed infine perchè il suo cadavere fu poi trovato in posizione non certo scomposta come è abituale negli altri pompeiani morti per soffocamento. Il nipote scrive del resto testualmente come: " il suo cadavere sia stato ritrovato intatto, illeso e rivestito degli stessi abiti che aveva indossato: la maniera con cui si presentava il corpo faceva più pensare ad uno che dormisse che ad uno morto.

Tratto da : Lo Zibaldone Geologico