Problematiche connesse alla progettazione dei pozzi per acqua - il ruolo della geologia

Luciano Sergiampietri
Geologo Libero Professionista - Pisa


Pubblicato su
fascicolo numero 59 - Settembre 1998

 

1. PREMESSA

Esiste ancora una certa difficoltà, non del tutto superata, a parlare di "progetto" relativamente ad un pozzo per acqua, infatti in molti ambiti del mondo del lavoro non è affatto chiaro che il pozzo è un'opera che deve essere accuratamente progettata, concetto invece assolutamente scontato per una qualsiasi opera di edilizia civile, per modesta che sia; questo dipende da alcuni fattori di carattere prevalentemente culturale:

- Esiste una tradizione radicata che lega la ricerca dell'acqua ad un fatto "sensitivo" ed "esoterico", per cui il problema è visto ancora principalmente come "intuizione" della presenza di acqua sotterranea in un determinato sito, ignorando completamente le problematiche legate alle modalità di occorrenza e circolazione delle acque sotterranee e alle modalità di "intercettazione", captazione e gestione della risorsa; in alcuni casi si può ancora assistere alla "sfida" tra rabdomante e geologo.
- E' ancora presente una certa confusione circa l'individuazione del soggetto che esegue la ricerca d'acqua, quindi il committente si rivolge spesso direttamente alle ditte di perforazione, all'interno delle quali non sempre è chiaro l'iter legislativo e progettuale che e necessario seguire.
- Esiste poi una incertezza sul fatto che il geologo, quand'anche sia incaricato della ricerca, sia anche abilitato a "progettare " l'opera in senso stretto, ritenendosi il progetto una competenza esclusiva di alcune categorie professionali come i geometri, gli architetti o gli ingegneri.
 

Quest'ultimo elemento di confusione è oggi aggravato dalla recente istituzione di corsi di laurea e diplomi universitari a carattere ambientale (ingegneristici o naturalistici) che, occupandosi direttamente della risorsa acqua, immettono sul mercato del lavoro figure professionali ibride, le cui competenze in idrogeologia sono spesso troppo parziali. E' però indubbio che il pozzo costituisca comunque un progetto "sui generis", nel senso che spesso, al momento della realizzazione, permangono ancora degli elementi di incertezza che impediscono di valutare a priori quale sia la soluzione tecnica da adottare, e di cui il progettista deve tenere di conto, prevedendo una serie di verifiche in corso d'opera che permettano di scegliere tra diverse opzioni tecniche che sia il progetto che il relativo capitolato devono consentire.

2. ELEMENTI CHE CONDIZIONANO IL PROGETTO DEL POZZO

Il progetto del pozzo è condizionato principalmente da due ordini di problematiche che, seppur leggibili separatamente, si condizionano reciprocamente:

- le problematiche tecnico-costruttive
- le problematiche ambientali

Le problematiche tecnico-costruttive sono determinate principalmente dal contesto geologico in cui si opera e dalle necessità della committenza, in altre parole dalla geologia del sito (natura e giacitura delle rocce da perforare, posizione e caratteristiche idrauliche dell'acquifero da intercettare e dalle quantità e qualità dell'acqua richiesta); le problematiche ambientali derivano dall'interazione tra il contesto geologico ed il contesto ambientale-antropico (realizzare un pozzo in aperta campagna pone problemi diversi che realizzare un pozzo all'interno di un'area fortemente antropizzata o in un'area di sviluppo industriale). Esistono poi altri elementi che possono condizionare anche in maniera rilevante le scelte progettuali, quali, ad esempio, l'accessibilità del Sito, la presenza o meno di fonti di approvvigionamento idrico durante le fasi di perforazione e, non ultimo in ordine d'importanza, il quadro normativo locale che, con la maggiore autonomia legislativa degli enti locali (regioni, province e comuni) può risultare di una certa complessità.

3. METODI Dl PERFORAZIONE MAGGIORMENTE IN USO NEL CAMPO DEI POZZI PER ACQUA

Metodo della percussione

- strumento di scavo: sonda o cucchiaia con scarpa e valvola a sportello
- necessita dell'utilizzazione di una tubazione di rivestimento provvisoria (colonna di manovra)
- il perforo ultimato presenta una struttura a "cannocchiale" a diametro decrescente
- scarso impatto ambientale perché non necessita di fluidi di perforazione

Percussione semplice

- colonna di manovra filettata

Percussione con morsa giracolonna

- colonna di manovra elettrosaldata

Metodi a rotazione

- non necessitano di colonna di manovra ma utilizzano fluidi di perforazione (generalmente fango bentonitico più o meno additivato)
- diametro di perforazione uniforme sino a fondo foro
- permettono la realizzazione di perfori a profondità elevata
- necessitano di una maggiore attenzione all'impatto ambientale a causa dei fluidi di perforazione

Metodo della rotazione a circolazione diretta di fango

- strumento di scavo: tricono a rulli
- circolazione del fango: iniettato all'interno delle aste di perforazione e fuoriuscita dall'intercapedine aste- perforo
- necessita di un controllo delle caratteristiche chimico fisiche del fluido di perforazione

Metodo della rotazione a circolazione inversa del fango

- strumento di scavo: tricono a rulli, scalpello a lame
- circolazione del fango: introdotto a gravità all'interno dell'intercapedine aste- perforo e fuoriuscita dall'interno delle aste
- fango "leggero"
- alta velocità di realizzazione del perforo

Metodo della rotazione con martello fondo-foro

- strumento di scavo: martello fondo- foro
- fluido di perforazione: aria compressa additivata con schiumogeno tensioattivo
- necessita di una maggiore attenzione all'impatto ambientale a causa dello schiumogeno
- velocità di avanzamento elevatissima in roccia coerente
- limitazione circa la dimensione del diametro di perforazione

4. UN POSSIBILE SCHEMA DELLE FASI DI PROGETTO

4.1 Fase preliminare

- definizione delle quantità richieste dalla committenza.
- definizione degli scopi a cui è destinata la risorsa (acquedottistico, irriguo, industriale, ecc...),e conseguenti vincoli circa la qualità dell'acqua.
- valutazione speditiva preliminare della fattibilità.
- esecuzione della ricerca geologico-idrogeologica e valutazione dei risultali: individuazione dell'acquifero da intercettare, natura dei terreni da attraversare, caratteristiche idrauliche dell'acquifero (per quanto possibile, ove esistano pozzi in esercizio cui far riferimento per rilevazioni piezometriche ed esecuzioni di prove di portata).valutazione della vulnerabilità ambientale.
- riferimento al quadro normativo per l'espletamento delle pratiche necessarie all'ottenimento dei permessi presso gli enti preposti e definizione del quadro vincolistico locale (aree protette, vincolo idrogeologico, zonizzazione urbanistica ecc.).

4.2 Progetto della perforazione

- Scelta del metodo di perforazione idoneo, sia dal punto di vista della perforabilità dei terreni e delle rocce che delle compatibilità ambientali (ad esempio: possono essere utilizzali fluidi di perforazione, se si ,di quale natura?).
In questa fase si deve valutare anche la necessità o meno di eseguire campionamenti delle acque di falda durante la perforazione o la necessità di eseguire vere e proprie "prove di strato" in corrispondenza di acquiferi intercettati nel corso della perforazione, poiché non tutti i metodi di perforazione permettono l'agevole esecuzione di queste prove.
E' utile tenere presente il principio che non esiste il miglior metodo di perforazione in assoluto, ma che ciascun metodo è adatto ad un particolare contesto e/o ad un determinato insieme di condizioni.
- scelta del diametro di perforazione, in base alla profondità da raggiungere, alle quantità d'acqua da emungere, alla necessità o meno di avere una intercapedine di una determinata ampiezza tra parete del perforo e tubazione definitiva (necessità di realizzare un dreno artificiale, di posizionare eventuali setti impermeabili per isolare livelli acquiferi diversi, necessità di eseguire cementazioni ecc...).

4.3 Progetto di completamento del pozzo

- scelta delle caratteristiche della tubazione definitiva del pozzo: diametro, materiale, spessore, tipologia delle giunzioni tra le barre di tubo ecc...; queste scelte dipendono dalla profondità del pozzo e quindi dalla resistenza meccanica del materiale di cui è costituita la tubazione, dall'aggressività delle acque di falda e, più in generale, dalla necessità di eliminare o limitare eventuali fenomeni corrosivi, dalle quantità di acqua da emungere.
- scelta dei filtri: quote di posizionamento ed altezza delle barre filtranti, tipologia delle aperture e loro ampiezza, percentuale di superficie aperta sul totale del filtro, tipologia delle giunzioni . Queste scelte derivano dalla natura dei materiali costituenti l'acquifero, dalla granulometria dei materiali di falda (se l'acquifero e in sabbia in ghiaia), dalla quantità dell'acqua che è necessario emungere, dalla velocità che si vuole imporre all'acqua per l'attraversamento del settore filtrante.
Molto spesso il corretto dimensionamento dei settori filtranti risulta il fattore determinante per la buona funzionalità dell'opera, evitando problemi di trascinamento di materiali fini durante il pompaggio o limitando fortemente l'incidenza percentuale delle perdite di pozzo sul totale delle perdite di carico.
- condizionamento dell'intercapedine tra parete del perforo e tubazione definitiva: eventuale posizionamento dreno artificiale in corrispondenza del filtro (per impedire il trascinamento di materiali fini durante il pompaggio) posizionamento dello stabilizzatore di formazione (ghiaia non calibrata con funzione di sostegno della parete del perforo), posizionamento di eventuali setti impermeabili per la separazione degli acquiferi (specificazione dei materiali e delle modalità di messa in posto), esecuzione di cementazioni ove necessario (specificare la tipologia delle miscele cementizie idonee e delle modalità di esecuzione delle cementazioni).
- valutazione delle modalità di esecuzione e della durata delle operazioni di pistonaggio e di spurgo del pozzo.
- predisposizione delle operazioni di smaltimento dei materiali residui di perforazione a termini di legge

4.4 Collaudo del pozzo

- specificazione dei criteri di accettabilità dell'opera in base ai criteri di esecuzione a regola d'arte (ad esempio verticalità del perforo) e di efficienza (bassa percentuale di perdile di carico dovute all'esecuzione ed al condizionamento del pozzo).
- specificazione dei criteri per l'esecuzione delle prove di portata, sia a gradini (step drawdown level) che di lunga durata (pumping test e recovery test).
- dimensionamento dell'impianto di sollevamento definitivo.

4.5 Verifica della compatibilità ambientale

- Predisposizione di verifiche atte a stabilire l'influenza del pompaggio sugli equilibri idrogeologici locali: ad esempio predisposizione di punti di monitoraggio dei livelli piezometrici in pozzi afferenti al medesimo acquifero e/o su pozzi afferenti ad acquiferi diversi, per stabilire eventuali fenomeni di interferenza.

5. PRINCIPALI CONTESTI GEOLOGICI E PROBLEMATICHE CONNESSE ALLA REALIZZAZIONE DI POZZI PER ACQUA

La classificazione che proponiamo è, in parte, arbitraria (come del resto tutte la classificazioni) in quanto non concepita per descrivere tutti i possibili ambienti geologici, ma per descrivere sommariamente quelli principali in relazione alla perforazione dei pozzi e, per di più, limitatamente alle condizioni naturali del territorio italiano (ad es. Gilbert Castany, nel suo "trattato di idrogeologia" si limita a considerare due contesti geologici principali: i grandi bacini sedimentari ed i massicci antichi, essendo tale classificazione {funzionale alle condizioni naturali della Francia). Per quanto riguarda l'Italia segnaliamo i seguenti contesti geologici:

- Le grandi pianure alluvionali
- I sistemi di catene a pieghe
- I massicci carbonatici
- I massicci cristallini
- I bacini lacustri e le aree di bonifica
- Le zone costiere
- Le aree collinari neogeniche.

5.1 Le grandi pianure alluvionali

Si tratta di vasti bacini subsidenti, o caratterizzati da una storia geologica di prevalente subsidenza, colmati da materiali detritici trasportati dai corsi d'acqua (e comunque provenienti dalla erosione dei rilievi circostanti). Le p.a. sono quindi caratterizzate dalla presenza di un substrato cui si sovrappone uno spessore di materiali detritici di granulometria variabile, da grossolani (come le ghiaie) a fini (come i limi o le argille). La variabilità verticale e orizzontale (laterale) dei sedimenti dipende, ovviamente, dalla storia geologia locale, cosi come la composizione litologica dei sedimenti stessi riflette le litologie costituenti la catena montuosa in erosione. Lo spessore dei sedimenti può variare da pochi metri, in prossimità delle zone pedemontane, ad alcune migliaia di metri nelle aree centrali della pianura. Le aree di pianura alluvionale sono spesso caratterizzate dalla presenza di un orizzonte acquifero superficiale a pelo libero (acquifero freatico) che, come nel caso della Pianura Padana, può mostrare spessori e potenzialità produttive estremamente rilevanti. L'intero "materasso" alluvionale è poi generalmente caratterizzato dalla presenza di uno o più orizzonti acquiferi, livelli permeabili di sabbie e/o ghiaie, separati da orizzonti di argille impermeabili (acquiclude) o da orizzonti di sedimenti fini semipermeabili (acquitardi). Si tratta sicuramente, dal nostro punto di vista, del contesto idrogeologico principale, poiché gli orizzonti acquiferi presenti nelle pianure alluvionali sono quelli generalmente più produttivi e da gran tempo interessati da un intenso sfruttamento per l'approvvigionamento idrico degli insediamenti urbani, per l'irrigazione e per l'approvvigionamento dei complessi industriali. Parallelamente alla crescita esponenziale delle quantità di acqua prelevate dal sottosuolo delle pianure si sono presentati i ben noti problemi relativi alla dispersione in falda di sostanze inquinanti, o relativi alla comparsa di fenomeni di subsidenza per sovrasfruttamento degli acquiferi, determinando così una delicata situazione ambientale in cui la realizzazione di opere di captazione delle acque di falda deve necessariamente essere preceduta dall'attenta valutazione del contesto e da una progettualità sempre più raffinata. Le indagini geologiche cd idrogeologiche nelle pianure alluvionali sono generalmente basate sull'esame attento dei materiali bibliografici esistenti, in particolare sulla valutazione critica di tutti i dati rilevabili da perforazioni precedentemente realizzate in zona (sia litostratigrafici che idrodinamici) e spesso sono di grande utilità i metodi indiretti di indagine geofisica, quali le prospezioni elettriche o sismiche. Spesso la regolarità delle caratteristiche dimensionali degli acquiferi di pianura cd il gran numero di informazioni circa i parametri idrodinamici che li caratterizzano rendono possibile la realizzazione e l'utilizzo proficuo di sofisticati modelli matematici che descrivono quantitativamente le modalità di flusso delle acque sotterranee e rendono possibili simulazioni attendibili sugli effetti degli emungimenti idrici

5.2 I sistemi di catene a pieghe

Le catene a pieghe, catena alpina e catena appenninica, costituiscono una parte rilevante del territorio italiano. Storicamente l'approvvigionamento idrico delle popolazioni residenti in aree montane era costituito principalmente dalle sorgenti naturali, dai bacini lacustri e, talvolta, direttamente dai corsi d'acqua superficiali; oggi, con l'avvento di nuove tecnologie di perforazione efficienti ed economiche anche in terreni litoidi (perforazione con martello fondo-foro), la realizzazione di pozzi per acqua in ,aree montane è divenuto la routine.
I materiali litoidi, o rocce coerenti, sono permeabili essenzialmente per fessurazione e fratturazione, cioè le acque meteoriche si infiltrano e scorrono nelle fessure o nelle fratture del corpo roccioso. Essendo sia le Alpi che l'Appennino il prodotto di una complessa storia di corrugamenti orogenici, le formazioni geologiche che costituiscono le due catene sono interessate da una intensa fratturazione e sono spesso sede di acquiferi potenzialmente sfruttabili. Ovviamente la costituzione litologica delle diverse rocce, più o meno solubili, il diverso grado di fratturazione e la giacitura di ciascun corpo geologico relativamente agli altri, condizionano enormemente la circolazione delle acque al loro interno, cosicché l'ubicazione di perforazioni produttive in questo contesto risulta particolarmente complessa. Le indagini geologiche ed idrogeologiche in un contesto di catena orogenica non possono prescindere dall'esecuzione di un dettagliato rilevamento geologico di campagna che ricostruisca ed interpreti i rapporti geologici tra le formazioni; in particolare lo studio delle dimensioni, della frequenza e della orientazione delle fratture, sia a scala regionale che alla scala dell'affioramento, costituisce la base di questo tipo d'indagine. Il quadro geologico cosi ricostruito deve poi essere relazionato alle informazioni di tipo idrogeologico, presenza e regime delle sorgenti in zona, chimismo delle acque sorgive ecc..., nonché, ove possibile, completare il quadro con dati climatici e pluviometrici. Ovviamente le formazioni geologiche litologicamente costituite da calcari o dolomie sono quelle ove esiste una maggiore probabilità di individuare una circolazione idrica sotterranea significativa, ma possono individuarsi acquiferi sfruttabili in arenarie , in formazioni flyscioidi calacereomarnose ed in rocce cristalline particolarmente fratturate.
Anche in questo contesto la progettazione del pozzo riveste un'importanza primaria, non soltanto relativamente alla scelta della metodologia di perforazione maggiormente idonea alle rocce coerenti, ma soprattutto relativamente ai complessi problemi idrogeologici che queste aree presentano, ad esempio l'interferenza con le sorgenti, lo scarso grado di protezione dall'inquinamento di un acquifero fessurato ecc....

5.3 I massicci carbonatici

Le regioni la cui costituzione geologica è caratterizzata dalla prevalenza di rocce carbonatiche (rocce sedimentarie che contengono più della metà di minerali carbonati, tra i quali predomina di gran lunga la calcite - CaCO3 - associata o meno alla dolomite - CaCO3 .MgCO3) costituiscono un ambiente i particolarmente interessante dal punto di vista idrogeologico poiché le rocce carbonatiche presentano spesso una circolazione idrica significativa, in quanto chimicamente attaccabili dalle acque meteoriche (che hanno un certo contenuto di CO2) che trasformano il carbonato di calcio (insolubile) in bicarbonato di calcio (solubile). Questo fenomeno, che prende il nome di "carsismo", determina la formazione di condotti ipogei che non di rado possono raggiungere dimensioni ragguardevoli ed essere sede di una circolazione idrica molto importante. Questo aspetto, se da un lato permette di rinvenire riserve idriche importanti, dall'altro può costituire un problema dal punto di vista della perforazione, soprattutto perché possono verificarsi, in corrispondenza di carsismo sviluppato, perdite dei fluidi di circolazione ed altri inconvenienti legati alla presenza di cavità sotterranee, di questi elementi è necessario tenere di conto nel progettare un pozzo in terreni carsici. Un altro problema idrogeologico rilevante in queste regioni è costituito dalla estrema vulnerabilità all'inquinamento delle riserve idriche a causa della mancanza di potere autodepurante delle rocce carsificate, della elevata velocità di circolazione dell'acqua e dalla imprevedibilità dei percorsi sotterranei.

5.4 I massicci cristallini

Con questa denominazione si individuano quelle regioni la cui costituzione geologica è caratterizzata dalla presenza di rocce magmatiche (sia intrusive, come le rocce granitoidi, sia estrusive come le rocce basaltiche) o metamorfiche. Questo contesto si presenta sfavorevolmente sia dal punto di vista della perforabilità dei terreni, che dal punto di vista della presenza di una circolazione idrica rilevante a causa della loro composizione mineralogica, prevalentemente costituita da materiali insolubili. Le rocce metamorfiche, generalmente scistose ed impermeabili, hanno spesso la funzione di "acquiclude" piuttosto che di serbatoi acquiferi, mentre le rocce magmatiche (soprattutto i graniti) presentano una limitata circolazione idrica nella fascia superficiale alterata. Ciò non toglie che, in alcune situazioni particolari, non possa aver luogo una circolazione idrica significativa localizzata in corrispondenza di zone particolarmente fratturate e/o fessurate. Le indagini idrogeologiche, in questi particolari contesti, devono quindi rivolgersi specificamente verso l'individuazione delle principali linee di fratturazione tettonica e particolarmente verso l'individuazione di punti di incrocio di più linee. A tale scopo è spesso utile lo studio fotointerpretativo dell'area.

5.5 Antichi bacini lacustri e aree di bonifica

Non è infrequente il caso di aree morfologicamente pianeggianti che in passato, in condizioni climatiche diverse, hanno accolto un lago o un'area palustre successivamente bonificata mediante opere idrauliche. Si tratta generalmente di aree tettonicamente depresse riempite nel corso del tempo da sedimenti di varia natura, ma, in prevalenza, granulometricamente fini (limi e/o argille), dalla permeabilità quindi abbastanza ridotta. Le indagini geologiche in queste aree sono per molti versi analoghe a quelle condotte nel caso delle pianure alluvionali, censimento e analisi delle colonne litostratigrafiche dei pozzi perforati in zona, indagini geofisiche (geoelettrica o sismica) ecc.... Si tenga presente che materiali a granulometria più grossolana, quindi maggiormente permeabili, potrebbero rinvenirsi in corrispondenza di paleoalvei fluviali sepolti; in questo caso oltre ai metodi d'indagine citati può essere utile il ricorso alla fotointerpretazione. Un problema che si presenta frequentemente in questo contesto è dato dalla presenza di livelli torbosi , alle volte di spessore rilevante, formatisi in seguito al seppellimento, durante cicli sedimentari successivi, dalla vegetazione lacustre. Rilevanti spessori torbosi possono costituire un problema per due ordini di motivi:

- Le torbe sono materiali estremamente comprimibili, per cui l'estrazione dell'acqua in esse contenuta, mediante pompaggio, può provocare fenomeni importanti di subsidenza del terreno, con possibili ripercussioni sui manufatti ecc....
- Essendo la torba un materiale organico l'acqua in essa circolante può avere un contenuto in ammoniaca rilevante, spesso superiore a quello consentito per l'utilizzazione dell'acqua a scopi idropotabili.

5.6 Le zone costiere

L'utilizzazione delle risorse idriche in aree prossime alla costa risulta sempre problematica, sia che si tratti di lidi sabbiosi che di coste a falesia; ciò a causa del delicato rapporto di equilibrio che si stabilisce in falda tra il carico di acqua dolce, alimentato dall'entroterra, e l'ingressione di acqua marina. Tale equilibrio, che porta l'acqua dolce a "galleggiare" sull'acqua di mare, più densa, si stabilisce mediante la formazione di una superficie di contatto tra le due acque detta "interfaccia acqua dolce- acqua salata". Se mediante il pompaggio da pozzi afferenti ad acquiferi costieri viene indotto un abbassamento del carico idraulico di acqua dolce, ciò provoca, in tempi brevissimi, la perturbazione della situazione di equilibrio con la conseguente risalita di acqua salata che, progressivamente, contamina gli acquiferi costieri rendendoli inutilizzabili. Tali problematiche sono studiate da tempo ed esiste un'ampia letteratura scientifica in proposito, ciò nonostante è ancora frequente la realizzazione e l'utilizzo di pozzi in aree costiere senza che sia prevista alcuna misura di salvaguardia della risorsa idrica.

5.7 Le aree collinari neogeniche

Il neogene è il periodo geologico compreso tra l'oligocene (- 20 milioni di anni) ed il quaternario (-1,8 milioni di anni). In molte aree del nostro paese i sedimenti relativi a tale periodo costituiscono un contesto geologico particolare; si tratta infatti di sedimenti marini litologicamente costituiti da alternanze di sabbie, argille, argille limose e, talvolta conglomerati, caratterizzanti fortemente il paesaggio con la formazione di particolari e suggestive forme di erosione (calanchi e biancane nei terreni prevalentemente argillosi e ripide scarpate "balze" nei terreni prevalentemente sabbiosi) Frequentemente le aree collinari in cui predominano questi tipi litologici sono soggetti a diffusi fenomeni di franosi legati ai periodi piovosi dell'anno. Da un punto di vista idrogeologico il contesto si presenta sfavorevolmente ,a causa della predominanza di litotipi argillosi e della scarsa permeabilità dei livelli sabbiosi (che presentano una matrice fine ed un cemento secondario) e, talvolta, a causa della cattiva qualità delle acque nelle zone ove esistono livelli di depositi evaporitici. Le indagini idrogeologiche devono essere condotte con molta cura, poiché non è infrequente perforare pozzi completamente sterili. Particolarmente indicalo, in questi terreni, il metodo d'indagine geofisica dei sondaggi elettrici verticali (SEV). Esistono poi contesti geologici difficilmente schematizzabili in una classificazione del tipo sopra esposto, che potremmo definire contesti di transizione tra ambienti geologici diversi come, ad esempio, le zone della fascia pedemontana, in cui si opera al limite tra la pianura alluvionale ed il piede del rilievo. In tali contesti è spesso possibile captare ed utilizzare la risorsa idrica presente nelle conoidi alluvionali e, non di rado, la medesima perforazione può interessare sia il "materasso'' alluvionale che il substrato roccioso; in questi casi la scelta del metodo di perforazione può essere problematica, ed è possibile perforare con metodologie diverse la parte alluvionale e la parte in roccia (utilizzando quindi due tecniche per la realizzazione di un solo perforo). Qualche problema si può presentare, in un caso come quello esposto, nella gestione della risorsa, in quanto il pompaggio delle acque profonde del substrato non dovrebbe interferire con i sovrastanti livelli alluvionali (per evitare problemi di miscelazione di acque qualitativamente diverse o problemi di compressione degli strati superficiali), il che non è sempre facile da realizzare.

BIBLIOGRAFIA

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Ardito Desio - Geologia applicata all'ingegneria, 1985. Hoepli- Milano.
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