Commento : Ing.Guido Chiesa
1. GENERALITA'1.1 - PRINCIPI INFORMATORI DELLA PRESENTE NORMATIVALe presenti norme si applicano a tutti i pozzi elencati al punto 1.2. Con il termine pozzo s'intende qualunque manufatto o scavo che interessi acque sotterranee. La presente normativa si applica, nei principi generali, a tutti gli scavi e le perforazioni che interessano acquiferi, anche se non finalizzali allo sfruttamento o gestione di questi. Essa si prefigge di indicare le norme che devono essere applicate nella costruzione, manutenzione e chiusura dei pozzi allo scopo di evitare l'inquinamento degli acquiferi e l'esaurimento della falda, nel rispetto del D.M. 26/03/91 (G.U. 10/4/ 91 n.84). Una corretta progettazione richiede che il posizionamento di un pozzo sia basato su uno studio idrogeologico, e se possibile biologico e chimico, delle acque. Il pozzo deve essere realizzato in modo che, in nessun caso, le acque di superficie possano raggiungere, senza controllo, l'acquifero attraverso il manufatto. Certificata la qualità delle acque dalle autorità competenti, nella gestione del pozzo dovranno essere adottati gli accorgimenti necessari a preservare la qualità della risorsa. Il pozzo stesso deve essere sempre disattivato o chiuso quando si manifesti un malfunzionamento o ne sia cessata l'utilizzazione. 1.2 - DIFFERENTI POZZI E LORO IMPIEGOIl pozzo è una perforazione od uno scavo, con asse verticale o variamente inclinato, che penetra in unità litoligiche contenenti acqua, dette "acquifero". I pozzi possono essere distinti in relazione alle finalità d'uso dell'acqua in:
1.3 - PERMESSI PER LA RICERCA E CONCESSIONE PER LO SFRUTTAMENTO DI FALDE ACQUIFEREPremesso che ogni opera eseguita per il prelievo, la gestione ed il controllo delle acque sotterranee deve essere corredata da una scheda che ne indichi:
Chiunque voglia provvedere a ricerche di acqua sotterranea o a perforazione di pozzi che rientrano nelle condizioni di cui all'art.1 della legge 464/84 e successive modificazioni, fermo restando quanto previsto nel R.D. 11/12/1933 n.1775 art. 95 e nel D.P.R. 24/07/1977 n.616, deve darne comunicazione all'organo competente, per quanto di seguito previsto, e deve chiederne autorizzazione corredando la domanda con il piano di massima dell'estrazione e dell'utilizzazione che si propone di eseguire comprendente anche una relazione idrogeologica di massima. La stessa amministrazione dà autorizzazione alla perforazione di ricerca indicando anche gli acquicludi la cui integrità deve essere preservata e le altre condizioni da osservare quanto riportato al titolo II del citato Decreto. E' fatto obbligo all'esecutore del pozzo di verificare che sia stata ottenuta la necessaria autorizzazione alla perforazione. Nel corso dei lavori l'esecutore stesso è corresponsabile con il concessionario circa gli adempimenti tecnici ed amministrativi verso l'autorità competente. Quando, a seguito della ricerca, siano state individuate acque sotterranee captabili, deve essere avvisata l'amministrazione competente, che provvede agli accertamenti di Istituto ed al controllo sia della qualità delle risorse, affidato a un laboratorio autorizzato, sia dei limiti degli acquicludi e degli acquiferi. L'amministrazione medesima provvede, inoltre, al controllo dei limiti di portata istantanea e media annua, dei limiti piezometrici entro cui può avvenire il prelievo e, nel caso d'iniezione di acqua, anche dei limiti di qualità. I relativi oneri sono a carico dell'autorizzato alla perforazione. L'utente, se necessario, richiede la concessione allo sfruttamento della risorsa ed aggiorna eventualmente il piano di massima presentato a corredo della richiesta di ricerca; l'amministrazione competente provvede ad installare i necessari controlli dell'impianto (contatore, controlli piezometrici e/o di portata) a spese del richiedente la concessione. Fermo restando che la concessione non costituisce garanzia della disponibilità della risorsa concessa, l'amministrazione preposta alla concessione ha la facoltà di rivedere i quantitativi concessi qualora una migliore conoscenza dei fenomeni idrogeologici evidenzi limiti diversi da quelli inizialmente identificati. 1.4 - ACCERTAMENTI TECNICITecnici qualificati per i settori di competenza devono redigere per conto dell'interessato le relazioni riguardanti la costruzione o la modifica o la chiusura del pozzo, nonché le prove di portata. Tali relazioni, al termine di ciascuna delle attività stesse, debbono essere trasmesse all'ufficio tecnico dell'amministrazione competente. Le relazioni pertinenti alla costruzione ed alla modifica dei manufatti devono:
La relazione relativa alle prove di portata deve: -descrivere le modalità di conduzione delle prove e la risposta del manufatto e dell'acquifero; -indicare le caratteristiche del pozzo (portata, portata specifica) e dell'acquifero (livello statico e dinamico e, ove possibile, conducibilità idraulica, trasmissività e coefficiente d'immagazzinamento) desunte dalle prove, nonché il criterio seguito nella valutazione. L'amministrazione può provvedere ad integrare i dati acquisiti con le relazioni di cui sopra, mediante ulteriori prove e ricerche a spese dell'interessato. 1.5. - CATASTO DEI POZZIIl catasto deve contenere le informazioni necessarie a definire lo stato corrente dell'opera, nonché gli enti o persone che abbiano responsabilità in merito ad esso. Sono necessarie le seguenti informazioni:
1.6 - SORVEGLIANZA E CONTROLLO DEI POZZIIl concessionario o comunque l'utilizzatore del pozzo è tenuto a comunicare ogni anno all'ufficio tecnico dell'amministrazione competente le letture mensili del contatore volumetrico installato sul pozzo. Con frequenza minima, definita all'atto della concessione, l'ufficio tecnico dell'amministrazione competente dispone un sopralluogo al pozzo relativamente al quale sono controllati: il rispetto delle norme d'uso; lo stato di conservazione del pozzo; l'integrità ed il corretto funzionamento del contatore e quant'altro risulti necessario per la salvaguardia dell'acquifero. Ogni inosservanza rilevata dall'ufficio tecnico dell'amministrazione competente deve essere notificata all'interessato, che dovrà provvedere a rimuoverla entro il termine stabilito dall'ufficio stesso. Le eventuali inadempienze ai rilievi comportano anche la sospensione delle attività del pozzo. Non possono essere effettuati prelievi l intanto che il pozzo non risulti conforme alle norme. 1.7 - PERFORATORI AUTORIZZATIGli esecutori di pozzi devono documentare all'autorità concedente la propria specializzazione ed idoneità ad eseguire le perforazioni in ossequio a quanto indicato nelle presenti norme. 2. COSTRUZIONE DEI POZZI2.1 - DEFINIZIONIIn pozzo perforato per la ricerca e per l'estrazione delle acque si compone delle seguenti parti:
2.2 - UBICAZIONE DEL POZZO2.2.1- Distanze di rispetto La protezione delle risorse idriche, destinate al consumo umano, comporta l'istituzione di aree di salvaguardia entro le quali è regolamentato l'uso del territorio, in relazione al fine suddetto. Le aree di salvaguardia sono: a)zona di tutela assoluta, circostante la captazione; b)zona di rispetto, circostante la precedente; c)zona di protezione, estesa fino ai limiti entro cui si prevengono o si eliminano gli elementi specifici di rischio derivanti dall'uso del suolo. Le zone sono preliminarmente identificate a seguito degli studi necessari per una attendibile definizione della circolazione idrica sotterranea. Nel definire l'andamento della circolazione idrica sotterranea si deve anche tener presente che il prelievo può richiamare acque da aree poste a valle del punto di captazione. Si richiamano gli articoli 4,5,ó,7 e 8 del D.P.R. 236/88. 2.2.2 - Rispetto vincoli particolari La zona di tutela assoluta non deve essere interessata da alluvionamenti o comunque deve essere protetta dall'influenza di questi rischi. 2.3 - PERFORAZIONE2.3.1- Esecuzione della perforazione I sistemi di perforazione in uso per la costruzione di un pozzo per acqua sono: - infissione; - scavo a secco; - scavo a fluido. Qualunque sia il sistema di scavo (a secco o a fluido) adottato, deve essere sempre rilevata l'esatta litologia del terreno attraversato dal pozzo tramite l'esame del materiale estratto, al fine di predisporre l'eventuale materiale drenante; nonché di giustificare il posizionamento dei filtri e la protezione superficiale degli strati permeabili. 2.3.2 - Avampozzo L'eventuale esecuzione dell'avampozzo deve essere realizzata con un tronco di tubo sigillato nel terreno di lunghezza sufficiente per intestarlo in un orizzonte a bassa permeabilità e per rialzarlo, di almeno 50 cm, sul piano campagna. L'avampozzo ha la funzione di: a) garantire l'isolamento idraulico delle falde dalle acque di superficie, tanto durante i lavori quanto in regime di esercizio; b) impedire sfomellamenti in prossimità della bocca del pozzo. L'avampozzo deve inoltre avere le seguenti caratteristiche: c) diametro del foro, superiore di almeno 30 cm rispetto al diametro del tubo di rivestimento; l'intercapedine deve essere riempita a rifiuto con materiale idoneo rispondente a quanto indicato in 2.5.1 e 2.5.2; d) profondità del foro in relazione alla natura dei terreni attraversati ed alle loro caratteristiche idrogeologiche. La colonna può essere portata sia a quota superiore a quella della bocca dell'avampozzo, sia essere interrotta all'interno dell'avampozzo. In ambedue i casi essa deve essere fissata al tubo di rivestimento dell'avampozzo stesso. 2.3.3 - Precauzione per lo scavo Se l'approfondimento del pozzo non richiede il sostegno delle pareti del foro, ma solo l'asportazione di detriti di perforazione, l'eventuale uso di aria compressa comporta l'impiego di filtri per la separazione dei detriti alla risalita alla superficie. L'eventuale intercapedine fra la colonna ed il terreno può essere riempita con materiale drenante di opportuna pezzatura o sigillata secondo prescrizioni, che saranno indicate eseguendo il controllo dei volumi impiegati rispetto alla dimensione dell'intercapedine. A lavoro ultimato, non devono restare in opera spezzoni della colonna di manovra. 2.3.4 - Verticalità La eventuale deviazione dalla verticale della colonna posta in opera deve essere: non superiore all' uno per mille fino alla profondità necessaria, con adeguato margine, per consentire il corretto funzionamento del gruppo elettropompa; del cinque per mille per le profondità maggiori. Di norma, la misura della verticalità deve anticipare l'esecuzione del dreno. 2.3.5 - Fluidi di perforazione Con il termine "fluido di perforazione" si deve intendere la miscela di aria, acqua o qualsiasi altro tipo di miscela bifase (solido+liquido) comunemente chiamato "fango" che nei sistemi di perforazione a rotazione ed a rotopercussione adempiono a più funzioni e precisamente: al raffreddamento ed alla lubrificazione dello "scalpello"; alla rimozione dal fondo foro; al mantenimento in sospensione dei detriti; al trasporto in superficie dei detriti stessi; alla creazione della pressione idrostatica necessaria, sia per contrastare l'uscita di acqua dalle falde attraversate, sia per sostenere le pareti libere del pozzo. Le sue caratteristiche fisiche (densità, viscosità, rigidità e acqua libera) devono essere tenute sotto controllo. Nel caso in cui esse tendessero a modificarsi rispetto ai valori iniziali, è consentito l'uso correttivo di sostanze additive. Nei pozzi per acqua potabile deve sempre essere usato un fango contenente acqua dolce come fase liquida e bentonite sodica come fase solida, nella misura stabilita in sede di progetto. In terreni argillosi se l'acqua di circolazione forma un fango naturale, questo, se necessario, può essere corretto con l'aggiunta di bentonite. 2.4 - RIVESTIMENTO DEL PERFOROLa colonna di rivestimento è necessaria quando le formazioni attraversate sono costituire da terreni soggetti ad instabilità che tendono ad ostruire il foro e ad alterare le precedenti condizioni idrogeologiche. In corrispondenza degli acquiferi da captare la colonna deve essere provvista di opportuni filtri, per consentire il passaggio dell'acqua dalla falda al pozzo. 2.4.1 - Colonna La colonna di definitivo rivestimento deve essere realizzata con tubi di diametro proporzionale alla portata del pozzo e comunque non inferiore a 150 mm. Nel tratto di alloggiamento della pompa di sollevamento, e per un congruo tratto al disotto, la tubazione deve avere un diametro superiore almeno del 25% a quello del gruppo sommerso. Nei pozzi realizzati in Terreni incoerenti deve sempre essere previsto, tra parete del foro e colonna, un dreno di spessore non inferiore a 15 cm. La colonna è formata da tubi uniti tra loro con raccordo dei singoli tratti a diverso diametro. 2.4.1.1 Materiali La colonna deve essere realizzata in funzione della natura chimica dell'acqua di falda. Di norma viene consigliato l'uso dell'acciaio. Possono essere impiegati tubi di acciaio, di acciaio zincato, di acciaio inossidabile e tubi di plastica. Per evitare fenomeni di corrosione differenziale, è vietato l'impiego di due metalli diversi. 2.4.1.2 Filtri La parte filtrante della colonna ha lo scopo di consentire il passaggio dell'acqua dalla falda al pozzo. Essa deve avere pertanto un adeguato rapporto superficie aperta/superficie totale, mantenendo una sufficiente resistenza meccanica allo schiacciamento. Deve inoltre avere aperture sagomate per evitare intasamenti e per impedire il passaggio della parte solida in sospensione. Il corretto posizionamento dei filtri nella colonna è conseguente alla conoscenza delle condizioni litologiche incontrale durante la perforazione. I tratti filtranti devono avere: a - diametro esterno uguale a quello della colonna in cui sono inseriti, per non intralciare la corretta formazione del dreno; b - lunghezza in funzione dello spessore dell'acquifero, ma ridotta rispetto al tetto di questo ultimo, per limitare il trascinamento di materiali fini; c - superficie aperta non superiore al 25 % della superficie totale. Le aperture possono avere forme diverse; tuttavia, scartate di norma quelle circolari o quadrate facilmente ostruibili, quelle rettangolari devono essere disposte verticalmente, utilizzando sempre i tipi ad asola od a ponte. I tipi a deflettore devono essere riservati solo per pozzi ad infissione. Per quanto possibile le aperture devono avere una sezione trapezoidale con la base maggiore verso l'interno. La dimensione delle aperture deve essere in relazione alla natura del materiale a contatto (dreno artificiale o acquifero) e variare da un valore massimo pari allo spessore del tubo ad un minimo di 0,5 mm. In presenza di formazioni a granulometria molto fine, è eccezionalmente ammesso l'utilizzo di filtri speciali (a spirale, ad anelli, a graniglia, ecc.), mentre è vietalo rivestire i filtri con materiali che possano facilitare l'intasamento (tessuti). 2.4.2 - Dreno Il dreno, ottenuto per riempimento con ghiaietto della intercapedine tra pareti del foro e la colonna, può avere anche una funzione di contenimento di parte delle pareti del foro. Il dreno deve essere realizzato con ghiaietto siliceo a grani arrotondati e, per quanto possibile, con granulometria crescente dal foro alla colonna. Se i dreni sono realizzali, per ragioni pratiche, con materiale con la stessa composizione granulometrica, questa ultima deve essere scelta in funzione delle caratteristiche dell'acquifero per consentire una buona conducibilità idraulica. Per evitare discontinuità nel dreno, con pericolo di cedimenti delle pareti del foro, nei pozzi eseguiti a scavo a secco, il ghiaietto deve essere introdotto a cominciare dal fondo pozzo attraverso tubi d'inghiaiamento, da estrarsi a misura che il dreno s'innalza. Nei pozzi perforati con il sistema a fluido, è il fluido di circolazione che deve trascinare il ghiaietto nell'intercapedine fino a riempirla. La sommità del dreno deve essere sempre raggiungibile per controlli, tramite un tappo di ispezione collocalo nella testa pozzo. 2.5 - SIGILLATURA Dl TESTATAIl pozzo deve essere perfettamente sigillalo al terreno circostante fino alla profondità consigliata dalle condizioni idrogeologiche locali e allo scopo di isolare gli orizzonti acquiferi utilizzabili dal contatto con acque superficiali. Tale operazione è realizzata con riempimento a rifiuto, al disopra del dreno eventuale, della intercapedine esistente; tra la parere del foro ed il tubo di rivestimento dell'avampozzo; tra la parete medesima e la camicia esterna, in assenza di avampozzo. 2.5.1 Materiali Per realizzare una buona sigillature (cementazione) deve, di norma, essere utilizzato cemento mescolato con acqua (boiacca).E' escluso il ricorso a malte o a calcestruzzi; di norma è consigliato, salvo casi particolari (tappi a fondo pozzo o provvisori) l'uso di cementi a presa rapida. In presenza di acque aggressive nei confronti del cemento Portland, è opportuno il ricorso a cementi speciali. Al fine di ottenere una boiacca sufficientemente fluida a ritiro contenuto è ammessa l'aggiunta di bentonite o sostanze a comportamento analogo. Nel caso di alti valori di assorbimento entro rocce o terreni, è anche consentito, dopo sperimentazione dei tempi di presa e di indurimento, l'impiego di opportuni additivi, compatibili con l'uso del pozzo. 2.5.2 Operazioni La cementazione di un pozzo deve essere portata a termine in una unica fase, per evitare la formazione di superficie di discontinuità. Non è ammessa la permanenza in opera dei tubi di perforazione; se non fosse possibile il loro recupero essi devono essere demoliti in sito ed estratti. Eseguita la cementazione, i lavori devono riprendere dopo un tempo sufficiente al completamento del processo di presa. 2.6 - CONSERVAZIONE DELL'IN'I'EGRITA' DEGLI ACQUICLUDIQualora il pozzo attraversi più acquicludi di caratteristiche idriche differenti per chimismo e pressione, si deve procedere, in conformità alle indicazioni dell'autorità competente, a sigillature che mantengano nel tempo le separazioni naturali nel tempo La sigillatura di esclusione deve essere eseguita con le stesse tecniche da adottare per l'isolamento di testata, predisponendo dei tratti di sigillatura nei materiali descritti al punto 2.4.1 per una lunghezza che superi di norma di almeno tre metri le estremità interessate dagli acquicludi che separano lo strato da isolare. 2.7 - POZZI DI GRANDE DIAMETRO E DI LIMITATA PROFONDITA'I pozzi possono essere trivellati o scavati. Essi sono incamiciati con tubi di conglomerato cementizio o di acciaio, oppure realizzati con casseri a tenuta, gettati in opera o costituiti da elementi prefabbricati a tenuta. I manufatti devono disporre di una adeguata zona di tutela assoluta ed essere sigillati in testata fino alla profondità consigliata dalle condizioni della zona e provvisti di copertura idonea. L'uso per approvvigionamento idrico da falde superficiali è ammesso solo sotto lo stretto controllo da parte dell'autorità competente. 2.8 SPECIFICHE PER I POZZI INFISSILa costruzione di un pozzo infisso per approvvigionamento privato comporta la realizzazione di un collare di sigillatura mediante infissione di un tronco di tubo in acciaio avente diametro almeno 10 cm superiore a quello del tubo infisso e profondità di circa 2 m. L'intercapedine tra il collare e il tubo infisso deve essere convenientemente sigillata a protezione della falda sottostante. 2.9 - SPECIFICHE PER LE PARTI ACCESSORIE DEL POZZOa) La testata del pozzo deve essere contenuta in apposito vano, ad esclusivo servizio del pozzo medesimo, con caratteristiche tali da restare asciutta. La testata stessa deve essere dotata di chiusura superiore stagna isolata elettricamente dalla camicia del pozzo e collegata all'atmosfera con uno sfiato protetto. La chiusura deve prevedere un tappo filettato di almeno 1 " (oppure 37,8 mm) per eventuali rilevazioni sull'acqua. Il passaggio dei cavi deve essere realizzato con passacavi stagni. b) Per ridurre l'azione di trascinamento della sabbia, la pompa sommersa o la succhieruola del tubo aspirante devono essere collocate lontano dai filtri. c) Il pozzo deve essere contrassegnato da una evidente etichetta di riconoscimento. d) Il pozzo deve essere dotato di un apparecchio di misura dell'acqua sollevata e possibilmente di un misuratore del carico i piezometrico. e) La condotta di adduzione deve essere dotata dei necessari dispositivi di regolazione e controllo. f) Nel caso di impiego del dreno con testata sigillata si deve disporre un tappo di ispezione di diametro non inferiore a 3" (oppure 75,0 mm). g) Le apparecchiature elettriche di comando e controllo ed i motori non sommergibili devono essere posti in condizioni da non essere investiti da getti d'acqua provocati da rotture o da errate manovre. 2.10 - CHIUSURE PROVVISORIE IN CORSO D'OPERAIn caso d'interruzione temporanea dei lavori di cantiere di un pozzo, devono essere subito chiuse tutte le aperture che comunicano con la cavità per impedire la penetrazione di ogni materia estranea e per garantire la pubblica incolumità. La protezione deve essere assicurata in maniera da non poter essere rimossa senza l'aiuto di apposita attrezzatura. In caso d'interruzione, il cantiere deve essere opportunamente provvisto di apparecchiature d'illuminazione e delle necessarie segnalazioni. 3 -CONDUZIONE DEI POZZI3.1 AVVIAMENTO DEL POZZOAl termine delle operazioni di costruzione di un pozzo e prima della sua utilizzazione, devono essere eseguite le operazioni di spurgo nonché le prove di portata. Le prime allo scopo di aumentare l'efficienza idraulica dell'opera, eliminando gli intasamenti naturali o conseguenti alle operazioni costruttive, le seconde al fine di consentire la determinazione della curva caratteristica del pozzo, indispensabile per programmare l'utilizzazione. 3.1.1 Spurgo La funzione dello spurgo è quella di creare un moto alternato dell'acqua attraverso i filtri, in grado di rimuovere ed eliminare il materiale a grana più minuta, che deve essere allontanato. Durante l'operazione di spurgo deve essere controllata la quota del dreno artificiale, se esistente. L'eventuale processo di assestamento comporta la necessaria ricarica del dreno per evitare di compromettere la funzionalità dell'opera. Al termine delle operazioni di spurgo si deve provvedere alle operazioni di pulizia del fondo del foro. La durata dell'operazione di spurgo deve essere commisurata sia alla natura dei terreni attraversati sia agli accorgimenti adottati in sede di costruzione del pozzo. Essa deve essere protratta fino a quando non si rilevi più un significativo trascinamento di elementi fini. I metodi da utilizzare sono: aria compressa; pistonaggio; lavaggio; pompaggio. Questo utilizzo e consigliato anche come fase finale dell'applicazione degli altri metodi. Le operazioni di pistonaggio devono essere condotte con molta cautela, evitando azioni che possano provocare, per instabilità, lo sfiancamento della colonna, specie in corrispondenza dei filtri. 3.1.2 Incremento della produttività L'incremento della produttività di un acquifero per il quale sia stata riconosciuta una maggiore produttività può conseguirsi con metodi fisici in rocce non calcaree e metodi chimici in rocce calcaree. I metodi fisici si basano sull'aumento della pressione, ottenuta mediante uso di esplosivi, di acqua ad alta pressione, di ghiaccio secco; i metodi chimici sull'effetto solubile delle sostanze impiegate. Trattandosi di metodi particolari, l'intervento deve essere autorizzato e condotto sotto il controllo dell'autorità preposta alla vigilanza delle acque sotterranee. 3.1.3 Prove di portata Per programmare correttamente la gestione di un pozzo è necessario determinarne le caratteristiche idrauliche: livello statico; livello dinamico alle varie portate, curva di ritorno, portata specifica. E' opportuno limitare il prelievo dal pozzo entro quei valori per i quali l'abbassamento è funzione lineare della portata. 3.1.4 Interferenze Nei pozzi (o nel gruppo di pozzi) dove la portata derivata assuma valori significativi in relazione alla potenzialità dell'acquifero interessato, l'ufficio competente può disporre l'esecuzione di misure di livello in pozzi vicini a quello in cui avviene la prova di portata. Tali misure sono eseguite a spese dell'interessato e protratte per un periodo significativo. 3.2 RECUPERO, RIPARAZIONE E APPROFONDIMENTO DEI POZZI3.2.1 Recupero chimico e meccanico La produttività di un pozzo, eventualmente ridotta o perduta, di norma viene recuperata con una o più dei seguenti interventi chimici o meccanici proposti e controllati da un tecnico specializzato, ed autorizzati dagli uffici competenti: a) iniezione di sostanze chimiche idonee allo scopo; b) rimozione e spurgo per mezzo di aria compressa; c) lavaggio e spurgo tramite manovre alternate di avvio della pompa; d) lavaggio con getti d'acqua a forte pressione (maggiore di 50 bar); e) pulizia con ultrasuoni; f) vibrazioni indotte da esplosivi. I metodi meccanici vanno realizzati con la cautela richiesta dal rispetto delle barriere naturali degli acquiferi. Per essi valgono le condizioni indicale al punto 3.1.2. L'impiego di prodotti chimici o di esplosivi comporta il successivo lavaggio del pozzo fino alla scomparsa di ogni traccia di essi. 3.2.2 - Materiali per riparazioni Nel caso di riparazioni o sostituzioni di parti del pozzo, i materiali utilizzati per l'incamiciatura devono rispettare le specifiche del punto 2.3. inoltre devono essere ripetute le operazioni di disinfezione e di sigillatura. 3.2.3 - Norme per l'approfondimento Nel caso di approfondimento del pozzo devono essere rispettate tutte le norme e specifiche costruttive già indicate nei punti precedenti. 3.3 - DEFINIZIONE DELLO STATO DI UN POZZOIl concessionario o comunque l'utilizzatore del pozzo deve tener sotto assiduo controllo il manufatto e comunicare all'amministrazione le variazioni del suo stato: "attivo", "inattivo", "in manutenzione" o "da demolire". Nel caso in cui il proprietario intenda sospendere temporaneamente la produzione del pozzo e dimostri la sua intenzione di usarlo ancora per approvvigionamento idrico o per altri scopi indicati in 1.2, esso è considerato "inattivo", solo a condizioni che: a - sia mantenuto in modo da non consentire introduzione di acque o sostanze esterne nel sottosuolo; b - sia protetto da chiusura controllata anche per evitare danni a terzi; c - la sua zona di tutela assoluta risulti sgombra da vegetazione invasiva e da rifiuti di qualsiasi natura. Per il pozzo "attivo" o "inattivo" nonché "in manutenzione", con le attrezzature di esercizio e le strumentazioni smontate per riparazione o manutenzione, si devono osservare le condizioni di cui ai precedenti punti a,b e c. Piezometri e pozzi di controllo non sono da considerarsi abbandonati finché permangano le condizioni di protezione e manutenzione indicate nei commi precedenti. In ogni caso, gli strumenti e i siti devono essere resi inaccessibili. Sugli impianti vanno indicate la funzione ed il concessionario. 3.4 - ADEGUAMENTO DEI POZZI ESISTENTISulla base delle presenti norme l'autorità competente accerta la consistenza e lo stato dei pozzi esistenti; prescrive l'eventuale loro adeguamento alle norme stesse nel caso in cui sussista pericolo per la qualità dell'acqua utilizzata o degli acquiferi attraversati, nonché per la sicurezza dei terzi. 4- CHIUSURA DI POZZI4.1- CONDIZIONI PER LA CHIUSURA DEI POZZIA seguito di accertamenti, un pozzo è da considerarsi "abbandonato" quando si trovi nelle condizioni di non essere più utilizzato e non possa essere considerato "inattivo"ai sensi del punto 3.3. 4.2 - CONDIZIONI GENERALI DI DEMOLIZIONEIl pozzo "abbandonato" dove essere "demolito". La demolizione del pozzo consiste nel suo completo riempimento e nella sua sigillatura secondo le tecniche prescritte ai punti successivi. Tutti gli oneri sono a carico del concessionario. 4.3 SPECIFICHE TECNICHELa disattivazione di un pozzo deve essere disposta dall'autorità competente. Il concessionario deve documentare lo stato del manufatto ed indicare i particolari costruttivi e le eventuali ostruzioni che possano interferire con le operazioni di riempimento e di sigillatura. Se vi sono ostruzioni, queste devono essere eliminate; l'eventuale camicia deve essere forata o lacerata, per assicurare anche il riempimento di ogni cavità dell'estradosso. In alcuni casi può essere necessario od opportuno ricorrere alla rimozione totale o parziale del rivestimento. A tale fine per evitare crolli, l'intervento è da realizzarsi a misura che il pozzo viene riempito. Alla conduzione del cantiere di demolizione si applicano tutte le norme cautelari del cantiere di scavo di cui ai precedenti punti. 4.4- RIEMPIMENTO E SIGILLATURASe il pozzo da demolire è scavato in terreni clastici non consolidati, con falda a meno di 15 metri dalla superficie o con più falde sospese entro la stessa profondità, si deve riempire di argilla, sabbia o altro materiale inorganico inerte disponibile dal fondo fino a non meno di 6 m dal piano di campagna; la rimanente parte del pozzo deve essere sigillata con materiale impermeabile. Nell' arco dove lo scambio di acqua tra gli acquiferi può provocare un deterioramento della qualità dell'acqua di falda, o una perdita della pressione di falde artesiane, il pozzo deve essere sigillato in quelle parti che producono tali inconvenienti. Sabbia o altro materiale inerte possono essere usati per quei tratti in cui non è richiesta la sigillatura con materiali impermeabili. Per prevenire lo scambio con le falde soggette a deterioramento, e sigillature devono essere prolungate per almeno tre metri ;opra e sotto i limiti dell'acquifero di qualità inferiore. Se lo scambio di acqua non risulta nocivo, si può disporre un riempimento con materiali inerti. Se una o più falde risultassero non idonee in terreni di ignota stratigrafia si deve disporre il totale intasamento del pozzo con materiali impermeabili. Quando il pozzo è scavato in rocce fessurate o fratturate, la parte di pozzo corrispondente a quelle rocce deve essere sigillata con pasta di cemento, malta cementizia o calcestruzzo ,e tali formazioni si estendono fino a profondità superiori a 30 m, il pozzo deve essere riempilo con strati alternati di materiali inerti grossolani e malta, con l'impiego di materiale sciolto con granulometria superiore al passante di 2 mm e comunque tale da non essere dilavato. Quando il pozzo è scavato in rocce di elevata impermeabilità, i primi sei metri devono essere sigillati con asta, malta o calcestruzzo, mentre la restante cavità può essere empita con materiali inerti di idonea granulometria. Quando il pozzo attraversa un acquifero particolare' a discrezione delle autorità preposte, può essere richiesta la sigillatura in corrispondenza di esso. 4.5 - MATERIALI4.5.1 Materiali per sigillature impermeabili La sigillatura deve presentare una permeabilità cosi bassa che qualsiasi passaggio di acqua attraverso essa risulti trascurabile. Materiali utilizzabili sono: la pasta di cemento o l'impasto per iniezioni cementizie; la malta con sabbia; il calcestruzzo realizzato con aggregati di granulometria opportuna; l'argilla bentonitica, così come già prescritto per la sigillatura dei pozzi in esercizio; impasti ben proporzionati di limo-sabbia e argilla (o legante cementizio) o terreni naturali inorganici aventi coefficiente di permeabilità inferiore a 10-5 cm/s. Non è ammesso l'uso di fanghi di perforazione. 4.5.2 - Materiali di riempimento Molti materiali sono idonei all'uso di riempimento per la disattivazione dei pozzi. Fra questi: argille, limi, sabbie, ghiaie, misti di frantoio e loro mescolanze. Sono da escludere materiali con presenza di sostanze organiche e materiali reagenti o solubili. 4.6 POSA IN OPERA DEI MATERIALIIl pozzo deve essere riempito con idonei materiali, a partire dal fondo. I getti di pasta di cemento, malta o calcestruzzo devono essere eseguiti senza soluzione di continuità. I materiali di sigillatura devono essere messi in opera, per le tratte da sigillare, con metodi che evitino la caduta libera, i dilavamenti, la separazione degli aggregati dell'impasto cementizio e la formazione di cavità. Quando il carico idraulico c notevole, è necessario usare metodi di posa sotto pressione che limitino il deflusso dell'acqua per la durata della posa in opera dei materiali di sigillatura. In questi casi bisogna provvedere a rompere la colonna di rivestimento nella tratta da sigillare in modo che la malta, sotto pressione, sia forzata a penetrare nel materiale circostante. Anche quando si demoliscono pozzi con dreno, la colonna o camicia interna deve essere rotta nelle tratte da sigillare in modo da consentire al materiale di sigillatura messo in opera sotto pressione di impregnare la ghiaia circostante per la tratta richiesta. Per assicurarsi che il pozzo sia costantemente riempito, senza alcuna discontinuità, bisogna verificare che il volume del foro del pozzo, valutato all'atto della verifica iniziale, corrisponda a quello dei materiali usati per il riempimento, considerando gli opportuni fattori di costipamento. DEFINIZIONI
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