Quale membro di Commissione edilizia comunale mi capita sempre più spesso di dover considerare l'interconnessione esistente tra gli insediamenti edilizi urbani ed il territorio, nella sua accezione di suolo nonché di sottosuolo. Tale specificazione (di significato) è tesa a sottolineare come l'attenzione posta dagli urbanisti, in genere architetti ed ingegneri, alla preservazione dell'ambiente, per quanto riguardevole, non sempre si estenda a considerare in modo adeguato l'impatto e gli effetti sulla circolazione delle acque sotterranee connessi alla realizzazione di opere urbane. Per tali ragioni nell'elaborazione del P.R.G. il coinvolgimento dell'idrogeologo, diventa sicuramente necessario assumendo quest'ultimo un ruolo insostituibile per la tutela del bene primario acqua. Infatti per quanto sia universalmente riconosciuto che l'acqua costituisca un bene esauribile, non sempre si opera consequenzialmente: spesso la si consuma in modo scriteriato e si trascura di proteggerla là dove essa circola, si accumula e si "porge" all'uomo. Le acque sotterranee sono frequentemente associate ad un concetto di acquifero potenziale ad alimentazione pressoché inesauribile e di provenienza complessa ed articolata. Le cose, come è noto agli addetti ai lavori, non stanno così Le acque tutte, una volta precipitate al suolo, devono essere tenute in considerazione nella fase di circolazione gravitativa dalla superficie al sottosuolo e quindi durante la circolazione sotterranea, momenti attraverso i quali esse si autodepurano, si mineralizzano oppure si inquinano mentre tendono alla loro meta sia essa una sorgente o una falda. In questa sede tralascio volutamente di riferirmi all'inquinamento antropico, per focalizzare l'attenzione su un aspetto che riguarda le acque di precipitazione (compresa la neve) le quali, nelle aree urbanizzate sono soggette per ampie superfici al ruscellamento superficiale piuttosto che all'infiltrazione. L'argomento è solo apparentemente banale perché l'attenzione che si pone al movimento dell'acqua può consentire non solo di comprendere "come" e "dove" essa si dispone per essere poi utilizzata dall'uomo ma anche di trovare i giusti rimedi al degrado dei potenziali acquiferi sotterranei. A conferma del ruolo primario delle acque meteoriche è l'attuale constatazione del fatto che le acque superficiali abbiano acquisito ormai caratteristiche tali da non rendere sempre possibile praticare trattamenti per uso alimentare. In particolare, poi, la procedura di utile attuazione per usi alimentari non è realizzabile per le acque minerali e, in special modo, per quelle curative e pregiate le quali con il trattamento verrebbero a snaturarsi nelle loro caratteristiche peculiari. Ritorniamo, dunque alle acque di precipitazione e alla loro infiltrazione nel sottosuolo. Nelle aree fortemente urbanizzate il suolo è quasi sempre sistemato in maniera tale che le acque piovane possano essere convogliate e canalizzate lungo percorsi di smaltimento veloci e sicuri. Si verificano, conseguentemente, situazioni esasperate di ruscellamento artificiale che, se da un lato possono contribuire a proteggere l'area antropizzata (ormai e dimostrato che ciò non è sempre vero), certamente non favoriscono l'infiltrazione. Se questo ultimo fenomeno viene ad essere vanificato su aree troppo vaste è fatale la conseguente alterazione della geometria delle falde acquifere, in particolar modo di quelle freatiche. Il ruolo della falda freatica, nel sottosuolo, non va sottovalutato: essa svolge una funzione equilibratrice del sistema terra-acqua ed è fondamentale per l'irrigazione e le piccole utenze di tipo locale. Queste ultime non possono ne devono essere abbandonate, pena lo spopolamento dei piccoli borghi o il carico economico eccessivo per il trasporto dell'acqua dai grossi acquedotti. E' mia convinzione che una maggiore attenzione nell'elaborazione dei P.R.G. possa condurre, a lungo termine, ad un recupero e ad una regolamentazione, forse anche ad un miglioramento del potenziale acquifero sotterraneo. La tutela degli acquiferi implica una sensibilità ed una cura anche nei confronti dei piccoli acquiferi, come quelli di natura freatica che, in tutto il mondo, hanno consentito e consentono di risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico per uso civile. Le falde freatiche infatti, si formano nel sottosuolo direttamente interessato dalle precipitazioni entro il quale, in seguito, le acque instaurano una circolazione più o meno superficiale. E' necessario pertanto progettare gli insediamenti urbani modificando il concetto di regimazione delle acque vadose da precipitazioni. Non vuole essere questa la sede per proporre soluzioni tecniche agli addetti ai lavori, ma, è auspicabile l'inserimento dei competenti tra le figure professionali che si occupano del territorio (polemica sempre aperta). E' utile anche richiamare la sensibilità dei pubblici amministratori in merito alle professionalità cui è specificatamente demandata la tutela del bene primario acqua, componente fondamentale della vita animale e vegetale.
Pubblicato su
fascicolo
numero 52 - Dicembre 1996